L’utilizzo della pillola contraccettiva varia molto in base all’età, allo stato civile, alle tradizioni culturali ed alla nazione di appartenenza: un quarto delle donne tra i 16 e i 49 anni nel Regno Unito, ad esempio, la usa correntemente, mentre in Giappone ne fa ricorso solo l’1% (più in generale, nei paesi sviluppati la percentuale si avvicina al 18% delle donne, mentre cala al 7 nei paesi in via di sviluppo).

E in Italia? Il nostro paese figura al 14esimo posto in Europa mentre, secondo una ricerca Istat del 2014, la regione con il maggiore uso della pillola risulta la Sardegna, dove il 30,3% delle donne dichiarava di farne ricorso (quasi il doppio della media nazionale).

Il sistema di questo tipo di contraccettivo agisce grazie alla combinazione di piccole quantità di un estrogeno e di un progestinico: l’assunzione quotidiana di questi due ormoni inibisce gli eventi ormonali che inducono l’ovulazione. L’uso della pillola, risaputamente, comporta una serie di vantaggi: elevata efficacia contraccettiva, facilità di utilizzo e non interferenza con l’atto sessuale, ma anche riduzione della patologia cistica dell’ovaio, di miomi uterini, diminuzione del rischio di sviluppare carcinoma dell’ovaio e finanche una diminuzione del rischio di sviluppare tumori del colon o del retto e tumori del corpo uterino.

La diffusione della pillola anticoncezionale ebbe inizio negli Stati Uniti nel 1960, quando la “Food and Drug Administration” ne approvò la commercializzazione. L’inventrice, Margaret Higgins Sanger, deve molto alla storia di sua madre, devota cattolica, che aveva affrontato ben 18 gravidanze e 11 parti prima di morire di sfinimento, tubercolosi e cancro della cervice. Margaret aveva trascorso la sua giovinezza ad accudire la casa ed i fratelli minori. La sua convinzione che rimanere o meno incinta dovesse essere una libera scelta si era consolidata negli anni trascorsi come infermiera alla periferia di New York, osservando le numerose donne morte di parto o di aborto clandestino.

Nello Giannantonio

 

Lavoro per infermieri in Germania – Invio CV qui