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Corso a distanza per gli assunti a Münster

In attesa di pianificare la Fase-2 anche nella ripresa delle selezioni di infermieri per le migliori strutture sanitarie tedesche (sempre con contratto di lavoro a tempo indeterminato), la direzione “Germitalia” – unica azienda italiana certificata dall’Internationaler Bund nel reclutamento di personale sanitario – sta nel frattempo organizzando, nella forma della didattica a distanza, il primo corso di lingua tedesca previsto per gli infermieri reclutati, tra Napoli e Roma, lo scorso gennaio dai vertici del Policlinico universitario di Münster.

Un gruppo di infermieri italiani già assunti dal policlinico di Munster


Il corso per il livello B1 si sarebbe dovuto tenere, come da tradizione dei progetti “Germitalia”, sul posto, e precisamente presso le strutture dell’Ib a Stoccarda, ma le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria da Covid-19, come noto, hanno inibito gli spostamenti. Ai giovani infermieri prescelti, che hanno già in tasca un contratto a tempo indeterminato con il policlinico di Münster, saranno a breve fornite le concrete indicazioni per partecipare al corso da casa, senza alcun costo da sostenere, in attesa poi di raggiungere quanto prima la sede di lavoro. Nella stessa tornata di selezioni di gennaio 2020, furono scelti anche 5 tecnici di radiologia per strutture sanitarie della zona del Baden, che pure cominceranno il percorso di apprendimento della lingua.
Non appena si tornerà alla normalità, inoltre, la direzione “Germitalia” ed i vertici del “Klinikverbund Südwest” di Stoccarda, che di comune accordo decisero, in tempi non sospetti, di rinviare a data da destinarsi i colloqui in programma nelle giornate dell’1 e 2 aprile scorsi per l’assunzione di altri 18 infermieri, fisseranno le date e le modalità di recupero anche di queste attese selezioni.
Nello Giannantonio

Crisi, c’è già chi rinuncia a riaprire

Chi pagherà di più gli effetti della più grande crisi economica dopo la Grande Depressione?

In primis, giovani, indotto del turismo e dello spettacolo, sottolineano alcuni economisti. Nel senso che per le nuove generazioni, se già prima del Coronavirus non si riuscivano a creare in Italia sufficienti opportunità di lavoro, figuriamoci durante la lenta e graduale ripresa. E, a doppio filo, è legata la crisi del terziario italiano nel turismo, che coinvolge proprio tantissimi under 40. La filiera dell’ospitalità, dai villaggi turistici alle agenzie di viaggio, dai ristoranti alle tante case-vacanza che avevano fatto “inventare” nuove occasioni di lavoro ai giovani, faticherà non poco a risollevarsi. Con un esercito di lavoratori stagionali del turismo che, intanto, in questa primavera-estate 2020 non sarà riassunto. Così come tanti lavoratori dell’indotto cinematografico: probabilmente cinema e teatri saranno gli ultimi a riaprire. E non trascuriamo nemmeno il settore dello sport dilettantistico, oggi fermo, che tra palestre, scuole di danza, calcio ed altri sport minori muove un esercito di migliaia di collaboratori, spesso anche “borderline”, che oggi non hanno nemmeno una tutela sottoforma di ammortizzatori sociali o bonus una tantum fissati dal Governo.

Immagini emblematiche della Grande Depressione del ’29

Più in generale, quasi tutti i comparti sconteranno una crisi senza colpe, dal mercato dei beni di lusso a quello immobiliare, passando per artigianato e negozi al dettaglio. Ecco, con le nuove regole di distanziamento sociale, tanti piccoli e medi esercizi commerciali dovranno, ad esempio, scaglionare gli ingressi della clientela, con riduzione delle potenzialità di vendita e difficoltà a mantenere gli attuali livelli occupazionali. Questo a favore delle più grandi attrezzate catene dell’e-commerce (che magari non pagano tasse in Italia) e sempre più a discapito dei centri cittadini.

Si riparte, ma come? Emblematica, in questa fase di avvicinamento alla fase-2, la decisione, in Campania, da parte di molti ristoratori, pasticcieri e proprietari di bar di non riaprire i battenti lunedì 27 aprile, quando termineranno le restrizioni “radicali” e saranno consentite almeno le vendite d’asporto grazie ad una fresca ordinanza del governatore De Luca. A conti fatti, però, tra spese di sanificazione dei locali, dispositivi di sicurezza da fornire ai lavoratori, fattorini da retribuire e limitati margini di incassi giornalieri, diversi imprenditori (noti e meno noti) hanno già valutato che “non conviene”. Allo stato attuale, la ripartenza del Paese deve giocoforza passare per un massiccio intervento pubblico. Gli investimenti dei privati saranno sempre più scarsi, a tutti i livelli.

Nello Giannantonio

Anche Baglioni con gli infermieri

Anche Claudio Baglioni sostiene la campagna di donazioni per la raccolta fondi a sostegno degli infermieri coinvolti nella lotta contro il Covid-19.

“Noi musicisti siamo, come in un esercito, quelli che suonano la carica. Ma poi ci sono i soldati veri e propri. In questo caso gli infermieri. Aiutiamoli”: così il noto cantautore romano che, come altri personaggi dello spettacolo, dopo il primo video inviato da Pino Insegno, ha raccolto l’appello a mobilitarsi per sostenere il Fondo di solidarietà ideato e finanziato dalla Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche per fornire risposte concrete e immediate ai professionisti in difficoltà in questa lotta al Coronavirus. Il messaggio di Baglioni è visibile al seguente link: https://youtu.be/mWz4HtbKHIA

La campagna #NOICONGLIINFERMIERI prevede tre principali ambiti di intervento, riguardanti: i familiari degli infermieri deceduti a causa del virus; gli infermieri in quarantena che devono affrontare ingenti spese per vivere lontano dai propri cari; gli infermieri contagiati e guariti, che ora stanno iniziando un lungo e complesso percorso di riabilitazione, fisica e psicologica. L’ammontare delle donazioni andrà, infatti, in favore degli infermieri e delle loro famiglie, mentre i costi di gestione del progetto sono a carico della Fnopi. La campagna ha finora registrato il sostegno di due main-donors privati (Enel Energia e AbbVie) e gode del patrocinio di 33 associazioni. Un elenco che si aggiorna continuamente e… strada facendo, per dirla alla Baglioni.

Nello Giannantonio

Infermieri e Coronavirus: arrivano i fondi

Arriva il Fondo di Solidarietà anche per gli infermieri, lanciato dalla Federazione nazionale. Vediamo alcuni esempi pratici di aiuti alla categoria in questa fase di grande criticità ma anche forte senso di responsabilità che vede protagonista la figura dell’infermiere professionale.

INFERMIERI IN QUARANTENA PER POSITIVITA’ AL CORONAVIRUS
Gli infermieri in quarantena hanno spesso difficoltà psicologiche come il senso di “colpa” verso i colleghi, amici e parenti per paura di diffondere il virus. L’effetto stress ha conseguenze fisiche, intellettuali e morali sul lavoro e spesso li fa vivere lontano da casa per evitare il contagio.
Benefici previsti: importo forfetario di 75 euro al giorno (per un massimo di 30 giorni) per spese come affitto, spostamenti, sostentamento alimentare.

INFERMIERI IN RIABILITAZIONE
Usciti dalla terapia intensiva si ha minore forza e resistenza al lavoro, maggiore paura nei confronti del virus e quindi maggiore ricerca di protezione, e nel tempo problemi fisici e psicologici che rischiano di non essere subito identificati. Previsti, in questa misura, un contributo fino a 10mila euro per spese post-dimissione o post-tampone negativo dopo infezione senza ricovero per cure mediche, riabilitative, supporto psicologico. E per i liberi professionisti impossibilitati a lavorare, indennità di 100 euro al giorno per ogni giorno di degenza e successivo periodo di riabilitazione.

CHI HA DATO LA VITA

In caso di decesso(e non ne sono mancati in questa emergenza), il problema è garantire il necessario supporto alla famiglia, specie se l’infermiere ne aveva una sua diversa da quella di origine, magari anche con figli. Ecco allora un beneficio di 15mila euro in favore delle famiglie di infermieri deceduti causa Coronavirus (coniuge o convivente civile o more uxorio senza figli, ovvero single con figli sopra i 26 anni, ovvero single con genitori). Indennità aggiuntive fino a 5mila euro per ogni figlio sotto i 26 anni.

Regolamenti e moduli di domanda al seguente link:

Equipe tedesca al Covid-hospital: riecco due “nostri” infermieri

Certe storie – non solo d’amore – a volte fanno giri enormi. Succede allora che due delle centinaia di giovani infermieri lanciati negli anni scorsi dall’azienda partenopea “Germitalia” verso un’assunzione a tempo indeterminato in Germania oggi si ritrovino a lavorare, nella situazione d’emergenza da Coronavirus, proprio a due passi da dove il loro brillante percorso tedesco è cominciato.

Boscotrecase e Torre del Greco, infatti, sono due comuni della provincia di Napoli che distano una manciata di chilometri. A Bosco, l’ospedale di riferimento è stato ribattezzato “Covid hospital” per gestire l’emergenza anche campana di questi giorni e lì sta temporaneamente operando una equipe medica giunta dalla Germania nell’ambito della missione “Aiuto UkJ per l’Italia”, con all’interno anche due infermieri, dipendenti del policlinico universitario di Jena, assunti due anni fa proprio grazie ad una selezione organizzata all’hotel “Marad” di Torre del Greco dall’azienda di consulenza “Germitalia”.

Lei si chiama Valeria Gianfrancesco, 24 anni, romana ma col papà originario di Quarto, altro comune della provincia napoletana. Lui è Nelson Rivera, 29enne nato in Perù.

Valeria e Nelson nelle foto realizzate dalla giornalista Francesca Mari in un servizio pubblicato oggi dal quotidiano “Il Mattino”

Terminata l’emergenza, torneranno al loro lavoro stabile in Germania. Ed è su questo tasto che batte la direzione “Germitalia”: “Oggi questi ragazzi stanno sostenendo una esperienza certamente forte dal punto di vista lavorativo ed emotivo, ma domani torneranno alle loro certezze lavorative grazie a quanto costruito in questi anni. Qui in Italia ora si sta facendo incetta di infermieri a tempo determinato, pagando loro anche diarie alte, ma domani potrebbero tornare alle incertezze e al precariato di sempre”. Tuttavia, come sottolinea il numero uno di “Germitalia”, Michele Tuoro, “non è questo il momento di fare raffronti tra sistema italiano e tedesco. Questa bella storia di solidarietà sanitaria avvalora, piuttosto, quella che è stata sempre nostra filosofia con i nostri progetti Fia, vale a dire non togliere infermieri all’Italia ma offrire un lavoro a tempo indeterminato in ospedale pubblico a chi non lo aveva. E oggi i nostri infermieri attualmente occupati in Germania sono pronti a rientrare per dare supporto proprio in quelle città da dove, qualche anno fa, è partita la loro realizzazione professionale”.

Nello Giannantonio

In Germania soldi immediati alle imprese

Mentre in Italia le aziende e i loro consulenti si cimentano nelle varie procedure di Cassa integrazione (spesso non così immediate) per i propri dipendenti la cui attività lavorativa è al momento sospesa o ridotta e mentre gli autonomi inseguono il famoso bonus da 600 euro per il mese di marzo, la Germania – se da un lato viene criticata in queste ore per il suo atteggiamento in Europa – almeno almeno a livello interno ha varato subito un aiuto finanziario di emergenza destinato a “microimprenditori di tutti i settori dell’economia, nonché ai lavoratori autonomi e ai membri delle professioni liberali”.

In pratica, le aziende con un massimo di cinque dipendenti ricevono fino a 9mila euro per tre mesi; quelle con un massimo di dieci dipendenti fino a 15mila euro. Il finanziamento è finalizzato a garantire la possibilità di pagare costi come canoni di locazione, prestiti in corso e rate di leasing. Nella domanda si deve, tuttavia, garantire che le difficoltà economiche non esistessero già prima della crisi da Coronavirus. Il governo federale ha poi previsto di incentivare le imprese perché introducano l’orario ridotto, con l’augurio questi sgravi e aiuti ai datori li convincano ad aumentare le buste paga dei lavoratori che saranno decurtate, appunto, dalla settimana corta.
Molti stati federali tedeschi hanno inoltre anche lanciato programmi che sovvenzionano i lavoratori autonomi includendo anche liberi professionisti nei settori della salute, del commercio e dei servizi, della gioventù e dell’istruzione, delle industrie creative, della cultura, degli affari sociali, dello sport e del turismo. Qui il contributo non può superare i 5mila euro.

Ai disoccupati o agli autonomi che vorranno chiedere sussidi per la disoccupazione, invece, non sarà chiesto per sei mesi l’abituale esame del patrimonio. Alle famiglie con lavoratori dipendenti, infine, concesso – come in Italia – un congedo per consentire di accudire meglio i figli rimasti a casa dopo la chiusura delle scuole.

Nello Giannantonio

Più permessi 104, non per il personale sanitario

L’articolo 24 del cosiddetto decreto “Cura Italia” ha previsto l’incremento del numero di giorni di permesso retribuiti ai sensi della famosa legge 104 del 1992 in favore dei lavoratori disabili o di chi assiste un familiare in situazione di gravità.

I tradizionali tre giorni mensili di permesso rimborsati dall’Inps al datore di lavoro sono stati incrementati, infatti, di ulteriori complessive 12 giornate, usufruibili nei mesi di marzo e aprile 2020. Attenzione, non per singolo mese, ma le 12 giornate aggiuntive sono “da fruire complessivamente nell’arco dei predetti due mesi” come specifica l’Inps nella circolare 45 del 25 marzo. Nulla vieta che questi 12 giorni possono essere fruiti, anche consecutivamente, nel corso di un solo mese (marzo o aprile) dal lavoratore dipendente, ferma restando la fruizione mensile dei tre giorni “canonici”.

Un restrizione è però prevista per il personale sanitario autorizzato alla fruizione dei permessi della legge 104, che non può scegliere arbitrariamente se e quando fruire di queste giornate aggiuntive concesse per assistere un familiare disabile. A medici e infermieri, in questo delicato momento per il Paese, il beneficio “è riconosciuto compatibilmente con le esigenze organizzative delle aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale impegnati nell’emergenza Covid-19 e del comparto sanità”.

La misura, nel complesso, si inserisce nelle linea-guida dei primi provvedimenti del presidente del consiglio dei ministri, che invitava i datori di lavoro a far fruire il più possibile ferie e congedi retribuiti ai dipendenti prima di accedere agli ammortizzatori sociali “speciali” con la causale Covid-19, poi disciplinati dallo stesso decreto “Cura Italia”.

Nello Giannantonio

“Il Governo ha dimenticato i professionisti”

“Il Governo ha deliberatamente ignorato il ruolo di 2,3 milioni di professionisti italiani. Così facendo il Paese rischia di pagare un prezzo altissimo, soprattutto quando arriverà il momento di rimetterlo in piedi”. Lo denunciano il Comitato unitario degli ordini professionali e Rete Professioni Tecniche.

I rappresentanti di 21 professioni, riuniti in videoconferenza, hanno deciso di fare fronte comune contro l’esclusione dal decreto “Cura Italia” e per la tutela dei propri iscritti che pure stanno subendo gli effetti della crisi determinata dall’emergenza-Coronavirus. Nei prossimi giorni, i rappresentanti di Cup e Rpt lavoreranno ad un pacchetto di proposte unitario. Intanto è stato chiesto un incontro urgente ai ministri del Lavoro e delle Finanze, che nel frattempo pure hanno iniziato a chiedere notizie ai singoli ordini professionali circa numero di iscritti e fasce di reddito. Questo, evidentemente, al fine di iniziare ad attivare la distribuzione delle risorse di quel “Reddito di ultima istanza” istituito ma non non ancora disciplinato dal decreto legge 18/2020. Si tratta di un fondo a disposizione di tutte quelle categorie di lavoratori, dipendenti ed autonomi, escluse ad ora dalle misure del decreto e che pure sono costretta a sospendere, ridurre o cessare la propria attività.

Nel frattempo, “i professionisti devono riaffermare il proprio ruolo e parlare con un’unica voce” sostengono Cup e Rpt, chiedendo di mettere “le proprie Casse previdenziali nelle condizioni di intervenire in maniera forte e risolutiva, utilizzando risorse proprie. “E basta – sostengono a voce alta – col considerare i professionisti una categoria di privilegiati! Chi continua a pensarlo vive ormai da anni fuori dalla realtà”. Tra le categorie che hanno avviato il tavolo di confronto c’è anche quella degli infermieri per la tutela, in questa sede, soprattutto di quelli che lavorano da liberi professionisti.

Ecco, nel dettaglio, i 21 ordini professionali che hanno partecipato ai lavori: Agronomi, Agrotecnici, Architetti, Assistenti sociali, Attuari, Chimici e Fisici, Consulenti del Lavoro, Commercialisti, Geologi, Geometri, Giornalisti, Infermieri, Ingegneri, Ostetriche, Periti agrari, Periti industriali, Psicologi, Spedizionieri doganali, Tecnici di Radiologia Medica, Tecnologi alimentari, Veterinari.

Nello Giannantonio

Covid, la speranza-Napoli

Uno spiraglio di luce in fondo al tunnel, in campo medico, è venuto ancora una volta dall’eccellenza Napoli. E ora anche in altre regioni d’Italia si sperimenta, nel trattamento di pazienti affetti da Covid19, l’intuizione che accomuna il capoluogo partenopeo alla Cina e che vede in prima linea il dottor Paolo Ascierto, direttore dell’Immunoterapia oncologica dell’ospedale “Pascale” di Napoli.

Il “Tocilizumab” è un farmaco che agisce contro le tempeste di citochine che si scatenano nel momento in cui c’è una reazione immunitaria importante, la stessa che avviene nel polmone in seguito all’infezione da Coronavirus. “Il farmaco viene impiegato nella cura dell’artride reumatoide e noi oncologi lo conosciamo perché lo utilizziamo per gli effetti collaterali dati di alcuni farmaci immunoterapici – ha spiegato il professor Ascierto -: da qui l’idea che potesse dare effetti positivi anche su pazienti affetti da Covid19”.

Risultati confortanti, dopo che a Napoli, si sono man mano riscontrati anche Milano, nelle Marche, a Modena, a Cosenza. Eppure c’è ancora bisogno di studiare: lo stesso Ascierto invoca un apposito laboratorio di ricerca ed ha aperto una raccolta fondi: “Perché studiarlo qui e ora? – spiega il professore -. Prima impariamo a conoscerlo, prima capiamo come muta, prima possiamo anticiparlo, aggredirlo con terapie sempre più efficaci”.
Una intuizione, una corsa contro il tempo, quella dell’equipe dell’Istituto Tumori del “Pascale” che, per certi aspetti e con le debite proporzioni, rievoca un’altra storia di emergenza sanitaria. Che viene sempre da Napoli. In provincia, a Torre del Greco, il primario di medicina dell’ospedale Maresca, Antonio Brancaccio, insieme ad un gruppo di colleghi, ritenne che quella infezione che prese a galoppare in città nell’estate del 1973 non fosse semplicemente una forma di gastroenterite: ipotizzò che si trattasse di qualcosa di ben più grave, annotando nelle cartelle cliniche una “sindrome coleriforme”. Dopo pochi giorni, al “Cotugno” di Napoli, risultavano ricoverati già 220 pazienti sospettati di aver contratto il colera. Manifestazioni di piazza, poi le vaccinazioni di massa. E l’ultimo caso diagnosticato proprio il 19 settembre, nella ricorrenza patronale di San Gennaro…

Nello Giannantonio

L’infermiere emigrato: “Ci chiedete di rischiare la vita da precari”

L’Italia sta rendendo, almeno a livello morale, il giusto tributo alla categoria degli infermieri, tra turni incessanti, volti stremati, famiglie sacrificate, qualche inevitabile contagio al pronto soccorso e quarantene forzate per essere venuti a contatto con persone contagiate dal Covid-19.

È anche, questo, il momento in cui emerge la carenza di personale infermieristico nelle strutture sanitarie italiane e in cui spuntano bandi-lampo di assunzione, ma non a tempo indeterminato. E in questo senso, sulle varie pagine social che accomunano migliaia di infermieri, raccogliamo il post-sfogo di Giovanni, che si firma come “un infermiere emigrato in Germania” e che prova a scuotere i suoi colleghi rimasti in Italia, pur comprendendo il particolare momento di emergenza e lo sforzo che viene richiesto specie alle professioni sanitarie.

“Leggo di reclutamento sanitario, di 20mila nuove assunzioni – scrive Giovanni -, ma purtroppo il mio entusiasmo si trasforma in desolazione. Contratti precari per tre mesi, sei mesi o al massimo un anno. Ci state chiedendo di rischiare la vita, per meno di 1.500 euro al mese, senza neanche un minimo di sicurezza lavorativa. La domanda nasce spontanea – continua Giovanni -: dopo il coronavirus? Nuovamente a casa a calci nel sedere? Secondo me sì… La schiavizzazione per il personale sanitario deve cessare. Ecco spiegato il motivo del perché puntano anche alle assunzioni di laureandi. Ed è anche a voi che mi rivolgo, futuri colleghi – conclude Giovanni -: dite no!”. Ed è così che, accanto al tradizionale #iorestoacasa, ecco che spuntano anche i motti #aiutateciadaiutare e #noprecariato.

Nello Giannantonio

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