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Dagli ortaggi alle bottiglie: infermieri testimoni di giochi erotici finiti male

 

 

 

 

 

 

 

Gli infermieri italiani si ritrovano spesso ad essere “testimoni per caso” di giochi erotici finiti male tra le mura domestiche. Ai pronto soccorsi, infatti, arriva di tutto.

Di solito, sono più gli uomini a ricorrere alle cure degli ospedali per l’espulsione di oggetti “indesiderati”. E hanno mediamente tra i 50 e i 65 anni. Un episodio riguarda un signore ricoverato d’urgenza per lancinanti dolori all’addome: aveva un vibratore fuori misura completamente dentro. “Il medico ci chiedeva di tenere il paziente fermo per i raggi – racconta un infermiere -, ma la testina rotante continuava a muoversi per le batterie ancora in funzione, vero è che la lastra veniva sempre mossa…”. Anche i ricoveri per l’uso improprio di ortaggi sono frequenti, ma non solo.

“Una volta al pronto soccorso dell’ospedale ‘Grassi’ di Ostia – ha raccontato qualche giorno fa un infermiere al quotidiano ‘Il Tempo’ – si presentò una coppia molto elegante: lei, bellissima con un vestito lungo e uno spacco mozzafiato, si avvicinò a me e ai due colleghi con i quali stavo facendo il turno di notte. Quando è entrata nella saletta da sola col dottore, ha iniziato a racconta

re non senza imbarazzo che era a una festa di amici insieme al marito. ‘Stavamo facendo dei giochi quando a me hanno infilato una bottiglietta di coca-cola nel lato b e ha fatto blup’ ha detto. Il chirurgo le ha chiesto spiegazioni, non capendo, e quando lei ha risposto nei dettagli, ci siamo messi a ridere così tanto da cadere tutti dalla barella…”.

La casistica parla anche di fratture del pene (incidente più frequente fra gli uomini infedeli per la pressione fisica dovuta ad amplessi fugaci e in luoghi spesso non propriamente opportuni) o di non corretto utilizzo del profilattico. Si narra di una donna indiana recatasi al pronto soccorso per problemi di respirazione. I raggi X hanno mostrato, però, la presenza di un preservativo nei suoi polmoni: residuo di una sessione di sesso orale, di cui la giovane sembrava non aver ricordo…

Nello Giannantonio

(ufficio stampa)

Colloqui per infermieri da assumere in Germania a fine Maggio: i posti salgono a 35!

I colloqui in programma il 30 e 31 maggio presso l’hotel “Marad” di Torre del Greco (provincia di Napoli) si avvicinano ma con una grande novità. Insieme ai delegati del complesso ospedaliero pubblico di Costanza e Singen (alla ricerca di venti infermieri di cui tre pediatrici) sarà presente anche l’importante gruppo ospedaliero Helios di Monaco di Baviera, che assumerà altri quindici infermieri. I reparti interessati sono: terapia intensiva e semintensiva, chirurgia generale, chirurgia viscerale, dialisi, cardiologia, medicina interna. Pertanto, le assunzioni a tempo indeterminato “in palio” grazie ai colloqui promossi da “Germitalia” (che avranno a tutti gli effetti valore di concorso pubblico tedesco) sono saliti a trentacinque.

Anche il Gruppo Ospedaliero Helios finanzierà il corso di lingua obbligatorio in Germania senza nessun onere a carico dell’infermiere selezionato in Italia. Così come le strutture di Costanza e di Singen, situate in prossimità del confine svizzero in una zona ad alta frequentazione turistica, le prime a mettere “in palio” venti assunzioni a tempo indeterminato grazie alla partnership in Italia con l’azienda di consulenza internazionale “Germitalia”.

Dopo le selezioni del 30 e 31 maggio, il progetto di inserimento prevede il trasferimento in Germania per la frequentazione di un corso di tedesco dalla durata di circa tredici settimane, finanziato appunto dalle stesse strutture ospedaliere che assumono, per il conseguimento del livello di lingua B1,  a cura dei docenti di formazione professionale dell’Internationaler Bund: saranno garantiti agli infermieri italiani alloggio e trattamento di mezza pensione, oltre al supporto dei tutor dell’IB e degli infermieri connazionali che già lavorano in Germania da anni grazie al progetto Fia. Al termine del corso di lingua B1 l’infermiere inizierà poi a lavorare presso la struttura sanitaria di destinazione e sarà inquadrato come “infermiere in fase di riconoscimento” (stipendio mensile di circa 2mila euro lordi). Dopo l’inizio del rapporto lavorativo, i partecipanti dovranno conseguire entro un anno anche il livello di lingua B2 per l’inquadramento definitivo come “infermiere riconosciuto” ed il conseguente scatto retributivo (stipendio mensile di circa 2.600 euro lordi): il calendario di questo secondo corso di lingua prevede una frequenza organizzata compatibilmente con gli orari lavorativi.

Nello Giannantonio (ufficio stampa)

Per candidarsi ai colloqui del organizzati da “Germitalia” basta collegarsi al link qui e compilare il form online

Infermieri sul lago di Costanza: il lavoro si unisce alla suggestione di una delle più belle mete turistiche d’Europa

Combinare la garanzia di un’assunzione a tempo indeterminato con la destinazione ad uno dei luoghi più attrattivi d’Europa dal punto di vista turistico è opportunità rara, ma è realtà nel caso del lago di Costanza grazie alla partnership tra le locali strutture sanitarie ed un’azienda di consulenza internazionale come “Germitalia”.

La regione turistica del “Bodensee”, terzo lago d’Europa posizionato nel triangolo formato da Svizzera, Germania e Austria, propone innumerevoli attività di sport nautici, sentieri per escursioni e piste riservate alle biciclette e ai pattini a rotelle. La famosa pista ciclabile che compie il tour del lago di Costanza è un vero e proprio “classico” degli itinerari. Il paesaggio dolcemente collinare che lo circonda è un paradiso per chi ama, appunto, le vacanze attive. Tantissime sono infatti le destinazioni di irripetibili escursioni, come quella all’isola di Mainau, con i suoi giardini fioriti ed i suoi parchi, o come la penisola di Reichenau, il cui monastero è iscritto nel patrimonio mondiale dell’Unesco.

La cosiddetta “Flotta Bianca” unisce poi le cittadine sulle sponde e le attrattive attorno al lago. Sulla riva sudoccidentale svizzera del lago spiccano i centri storici di Romanshorn, Arbon e Rorschach. I battelli che partono proprio da Rorschach navigano sul romantico corso del “Vecchio Reno”.

Le distanze da coprire sono velocissime in termini di tempo e chilometri, a non più di mezz’ora l’una dall’altra ed è anche piacevole sperimentare i vantaggi della mobilità integrata che praticamente azzera i confini tra una nazione e l’altra del triangolo. La “BodenseeErlebniskarte”, ad esempio, è la Carta dei servizi del lago di Costanza, un passepartout per fare escursioni e visitare oltre 160 attrazioni della regione internazionale del lago, con diritto all’ingresso ai diversi punti d’interesse culturale della zona.

Con queste premesse, il movimento turistico non si ferma mai durante l’anno attorno al “Bodensee”. Così come costante è la ricerca di personale, anche dall’Italia, nel sett

ore sanitario. Le strutture di Costanza e di Singen, parte del più ampio complesso sanitario del distretto di Costanza che abbraccia tutte le specialità e già conta circa 3.600 dipendenti, cercano adesso altri venti infermieri (diciassette per tutti i reparti e la terapia intensiva; altri tre pediatrici) da selezionare proprio in Italia. I colloqui sono imminenti e si terranno il 30 e 31 maggio presso l’hotel “Marad” di Torre del Greco (provincia di Napoli) ed avranno a tutti gli effetti valore di concorso pubblico. Dopo le selezioni, il progetto prevede il trasferimento in Germania per la frequentazione di un corso di tedesco, finanziato dalle stesse strutture ospedaliere che assumono, per il conseguimento del livello di lingua B1. Al termine del corso l’infermiere inizia a lavorare presso la struttura sanitaria di destinazione come “infermiere in fase di riconoscimento” (stipendio mensile di circa 2mila euro lordi). Dopo l’inizio del rapporto lavorativo, i partecipanti si impegnano a conseguire entro un anno anche il livello di lingua

B2 per l’inquadramento definitivo come “infermiere riconosciuto” ed il conseguente scatto retributivo (stipendio mensile di circa 2.600 euro lordi). Ma quello che non ha prezzo sarà vivere in una delle mete turistiche più belle d’Europa…

Nello Giannantonio

(addetto stampa)

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Migrazione di infermieri italiani in Germania e Gran Bretagna, ma con la Brexit si complicano le cose per gli ospedali di Oltremanica

Il recente tormentone Brexit, come noto, indica l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, così come sancito dal referendum che si è svolto lo scorso 23 giugno 2016. E il 29 marzo 2017 è stata data formalmente attivazione all’articolo 50 del Trattato di Lisbona che definisce la procedura per lasciare volontariamente l’Unione europea. Previsto, dallo stesso trattato, che lo stato uscente trovi un accordo sul ritiro, stabilendo inoltre le basi giuridiche per il futuro rapporto con l’Unione europea: l’accordo deve essere approvato da una maggioranza qualificata degli Stati membri, dopo aver ottenuto il consenso del parlamento europeo.

I riflessi della Brexit – e presumibilmente anche degli accordi destinati a regolare i rapporti con gli stati ancora parte dell’Unione – sono destinati ad investire la vita di quei cittadini comunitari che già lavorano in Gran Bretagna o che si apprestano a farlo. Come nel settore sanitario. La necessità di selezionare personale negli ospedali di Oltremanica, infatti, resta impellente al pari di quella avvertita dalla Germania, attingendo anche tra i numerosi infermieri italiani in cerca di occupazione. “Mancano almeno 20mila infermieri! Quasi un terzo di quelli che lavorano oggi hanno oltre cinquant’anni: che cosa succederà se verrà meno anche l’afflusso dal continente?”: è il grido d’allarme che, in sintesi, circola già sui media britannici.

Assumere un infermiere italiano (o spagnolo oppure portoghese) è un’opzione molto battuta anche dal datore di lavoro inglese. Oltremanica, così come in Germania, è ben conosciuto, infatti, l’ottimo livello di preparazione che le università italiane forniscono ai laureandi. Di recente, nessuna altra categoria professionale in Italia ha conosciuto un fenomeno migratorio di così vasta portata. Negli ultimi cinque anni, gli stessi ospedali pubblici e privati d’Inghilterra, come quelli della Germania, servendosi di agenzie intermediarie o aziende di consulenza e selezione del personale, hanno abilmente intercettato la disperata domanda di lavoro presente in molti Paesi del Sud Europa, tra cui l’Italia, dove, tra blocco del turnover e mancato adeguamento delle piante organiche, cresce costantemente l’età media della forza lavoro, a fronte di una massa di decine di migliaia di disoccupati.

Italiani ed inglesi, però, fino al 23 giugno 2016 erano entrambi cittadini comunitari. Con il sì alla Brexit, la Gran Bretagna non è più in Unione

Europea, le cui normative in tema di libera circolazione dei lavoratori rendevano le procedure di assunzione, di riconoscimento del titolo di studio e di inserimento nel contesto lavorativo più snelle e quindi più economiche rispetto a quelle previste per un professionista di un altro continente. Un lavoratore italiano non aveva, inoltre, bisogno di rinnovare il proprio visto di lavoro. D’ora in avanti, tutto è destinato a complicarsi. Resta stabile e snella, invece, la procedura per le assunzioni di infermieri in Germania. Dopo le selezioni, che periodicamente anche la nostra azienda di consulenza internazionale “Germitalia” organizza (prossimi colloqui a Torre del Greco il 30 e 31 maggio con destinazione Lago di Costanza), il progetto prevede il trasferimento in Germania per la frequentazione di un corso di tedesco – finanziato dalle stesse strutture ospedaliere che assumono – per il conseguimento del livello di lingua B1. Al termine del corso, l’infermiere inizia a lavorare presso la struttura di destinazione come “infermiere in fase di riconoscimento” e, parallelamente, si impegna a conseguire entro un anno anche il livello di lingua B2 per l’inquadramento definitivo come “infermiere riconosciuto” (con riconoscimento del titolo di studio da parte del ministero tedesco) ed il conseguente scatto retributivo ad uno stipendio di circa 2.600 euro lordi mensili.

Nello Giannantonio

(addetto stampa)

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“Chat Yourself”, l’assistente virtuale dei malati di Alzheimer

Una chat in sostegno dei malati di Alzheimer (ogni anno nel mondo i nuovi casi sono quasi 10 milioni) come una sorta di “scrigno” di ricordi ed informazioni utili. “Chat Yourself” è un chatbot (software basato sull’intelligenza artificiale, in grado di simulare una conversazione intelligente su una chat) messo a punto dall’agenzia “Young & Rubicam” con il patrocinio di “Italia Longeva” (network dedicato all’invecchiamento creato dal Ministero della Salute, dalla Regione Marche e dall’Irccs Inrca) e con la collaborazione di Facebook.

La chat, da utilizzare per conversare con se stessi ed ottenere in modo automatico informazioni vitali 24 ore su 24, è stato sviluppato con il supporto di un team di psicologici che hanno messo a punto la lista di domande a cui il malato deve rispondere per fornire al software tutte le informazioni necessarie. In pratica, un assistente virtuale capace di memorizzare l’intera vita di una persona restituendole su richiesta informazioni fondamentali come, ad esempio, il nome e il contatto dei propri figli, il percorso per tornare a casa, le scadenze della settimana, eventuali allergie e altri elementi personali utili ad affrontare al meglio la propria giornata. Inoltre, attraverso l’invio di notifiche personalizzate, lo strumento ricorda al malato la disponibilità costante di un supporto, lo aiuta a mantenere la routine dell’orario in cui, ad esempio, prendere un medicinale.

“Chat Yourself” è disponibile gratuitamente da facebook.com/chatyourself, in italiano e in inglese: inviando un messaggio alla pagina è possibile iscriversi; su smartphone è invece necessario scaricare l’app di Messenger. Al primo accesso, il programma chiederà all’utente di rispondere ad una serie di domande per poter raccogliere le informazioni necessarie a fornire successivamente le risposte esatte (abitazione, lavoro, famiglia, salute). Nei prossimi mesi, il progetto continuerà ad essere monitorato da “Italia Longeva” e dal team di psicologi che l’ha messo a punto.

 

Nello Giannantonio

(addetto stampa Germitalia)

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Nuove assunzioni con “Germitalia”: 20 infermieri con destinazione Lago di Costanza

“Germitalia”, azienda di consulenza internazionale, riparte con le selezioni in Italia di infermieri da destinare in Germania, questa volta al complesso ospedaliero pubblico di Costanza e Singen con contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Le strutture di Costanza e di Singen, situate in prossimità del confine svizzero in una zona ad alta frequentazione turistica, sono parte del più ampio complesso sanitario del distretto di Costanza, gruppo ospedaliero che abbraccia tutte le specialità e conta circa 3.600 dipendenti. A questi si aggiungeranno altri venti infermieri (diciassette per tutti i reparti e la terapia intensiva; altri tre pediatrici) da selezionare, ancora una volta, in Italia.

I colloqui si terranno nei giorni 30 e 31 maggio presso l’hotel “Marad” di Torre del Greco (provincia di Napoli) e avranno a tutti gli effetti valore di concorso pubblico. Dopo le selezioni, il progetto prevde il trasferimento in Germania per la frequentazione di un corso di tedesco dalla durata di circa tredici settimane, finanziato dalle stesse strutture ospedaliere che assumono, per il conseguimento del livello di lingua B1. I primi mesi di studio si svolgeranno nelle strutture di Stoccarda a cura dei docenti di formazione professionale dell’Internationaler Bund: saranno garantiti agli infermieri italiani alloggio e trattamento di mezza pensione, oltre al supporto dei tutor dell’IB e degli infermieri connazionali che già lavorano in Germania da anni grazie al progetto Fia. Al termine del corso di lingua B1 l’infermiere inizierà a lavorare presso la struttura sanitaria di destinazione e sarà inquadrato come “infermiere in fase di riconoscimento” (stipendio mensile di circa 2mila euro lordi). Dopo l’inizio del rapporto lavorativo, i partecipanti dovranno conseguire entro un anno anche il livello di lingua B2 per l’inquadramento definitivo come “infermiere riconosciuto” ed il conseguente scatto retributivo (stipendio mensile di circa 2.600 euro lordi): il calendario di questo secondo corso di lingua prevede una frequenza organizzata compatibilmente con gli orari lavorativi.

Per candidarsi ai colloqui del 30 e 31 maggio organizzati da “Germitalia” basta collegarsi al link qui e compilare il form online

Nello Giannantonio (ufficio stampa)

Mobbing e molestie sessuali tra le cause delle dimissioni per giusta causa. E spunta anche lo straining…

Si sente spesso parlare di giusta causa nel licenziamento del lavoratore, ma esistono nell’impianto giuridico del nostro ordinamento anche le dimissioni per giusta causa da un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La fonte è nell’articolo 2119 del codice civile: in presenza di un grave inadempimento del datore di lavoro, il lavoratore ha diritto di recedere, con effetto immediato, senza alcuna prosecuzione neanche provvisoria del rapporto e senza essere tenuto a prestare la sua attività nel periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo di riferimento.

Nel catalogare le causali che legittimano le dimisisoni per giusta causa dando contestualmente al lavoratore due forme di ristoro (indennità sostitutiva del preavviso a carico del datore e diritto all’indennità di disoccupazione, oggi denominata Naspi, ovviamente in presenza dei requisiti contributivi richiesti dalla normativa), riprendendo la circolare Inps del 2003 e raccogliendo anche gli orientamenti giurispurdenziali nel frattempo formatisi, è possibile elencare: il reiterato mancato pagamento della retribuzione; molestie sessuali sul luogo di lavoro e pretesa di prestazioni illecite; modificazioni fortemente peggiorative delle mansioni, tali da pregiudicare la vita professionale del lavoratore; mobbing, consistente in condotte vessatorie e reiterate poste in essere da superiori gerarchici o colleghi; notevole variazioni nelle condizioni di lavoro susseguenti alla cessione dell’azienda o ramo di essa; trasferimento del lavoratore senza che siano sussistenti le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”; comportamento ingiurioso del superiore gerarchico.

Relativamente alla presentazione delle domande di Naspi, se il lavoratore dichiara che si è dimesso per giusta causa, dovrà ovviamente corredare la domanda con una documentazione da cui risulti almeno la sua volontà di difendersi in giudizio nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro (allegazione di diffide, esposti, denunce, citazioni, ricorsi d’urgenza contro il datore di lavoro, nonché ogni altro documento idoneo), impegnandosi a comunicare all’Inps l’esito della controversia giudiziale o extragiudiziale.

A proposito di mobbing, una recente sentenza di Cassazione del 27 gennaio 2017 ha ribadito gli elementi caratterizzandi della condotta: comportamenti ostili in serie nei confronti della vittima; ripetitività delle vessazioni per un congruo periodo di tempo pari ad almeno sei mesi; lesione della salute e della dignità del lavoratore;  nesso causale tra le condotte poste in essere dal datore o dai superiori ed il pregiudizio lamentato dalla vittima; intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi. La necessaria compresenza di tutti questi elementi non rende sempre agevole dimostrare in giudizio la sussistenza del mobbing. Ecco perché, per scongiurare il rischio di lasciare il lavoratore sprovvisto di tutela, la rigidità della dimostrazione del danno da mobbing è stata attenuata da quell’orientamento giurisprudenziale che ha riconosciuto il cosiddetto “straining” (una sorta di “stress forzato” sul posto di lavoro) che non richiede la sistematicità delle condotte vessatorie. I parametri di riconoscimento dello “straining” sono identificabili nei comportamenti ostili posti in essere e nella loro frequenza, nella posizione di inferiorità di chi li subisce e nella conseguenza di un effetto negativo nell’ambiente lavorativo. Lo “straining”, in pratica, si differenzia dal mobbing per il modo in cui è perpetrata l’azione vessatoria, non essendo richiesta la continuità e la sistematicità delle azioni. Un esempio di “straining” accertato (Tribunale di Aosta, anno 2014) riguardò, ad esempio, una dipendente nei cui confronti era stata provata la commissione di alcuni dispetti ed insulti da parte dei colleghi, nonché del demansionamento mediante relegazione in un reparto minore, mancando tuttavia quell’intento persecutorio del datore di lavoro tipico delle condotte da mobbing.

 

Nello Giannantonio

(addetto stampa)

Lavoro per infermieri in Germania – Invio CV qui

Italia e Germania: sistemi sanitari a confronto

In Germania il sistema sanitario si fonda sull’assicurazione sanitaria, concetto che rievoca nell’immaginario collettivo gli squilibri del sistema sanitario americano. I tedeschi però, a quanto pare, questo sistema lo fanno funzionare meglio e, con la loro fitta rete di medici ed ospedali, riescono a gestire anche con maggiore efficienza le liste di attesa.

Innanzitutto, è obbligatorio in Germania sottoscrivere un’assicurazione sanitaria, a prescindere dal reddito personale: a nessuno è concesso non avere alcuna copertura assicurativa sanitaria. Le persone che non lavorano rientrano gratuitamente nella copertura assicurativa del familiare di cui sono fiscalmente a carico o ne ricevono una insieme al sussidio di disoccupazione o alla pensione. Ma attenzione (altra grande differenza con l’Italia): il non residente disoccupato non ha diritto all’assistenza sanitaria se non se la finanzia autonomamente. Fattore, questo, che finisce per disincentivare l’immigrazione clandestina. Il sistema tedesco, anche sotto questo aspetto, si allontana da quello italiano tipico di uno “stato sociale”. Ovviamente, come negli altri paesi comunitari, la tessera sanitaria europea – se usata all’estero – copre solo le emergenze.

Per i lavoratori dipendenti, invece, in Germania il costo dell’assicurazione sanitaria – proporzionale al reddito – è per il 50% a carico del datore di lavoro mentre il restante 50% viene prelevato direttamente in busta paga ogni mese insieme alle altre tasse ordinarie (tra le quali quella controversa che va a finanziare la religione di appartenenza). Il contraltare del virtuoso sistema tedesco sembra essere proprio il costo della assicurazione obbligatoria, che per un lavoratore può aggirarsi intorno al 14% del proprio redddito lordo. Al contempo, anche i medici speciliasti sono convenzionati con le compagnie assicurative e le tariffe professionali sono stabilite per legge, evitando così anche che nel settore si faccia molto “nero”, come accade in Italia, dal momento che le prestazioni sono coperte dalle compagnie assicurative. Ne convivono in Germania sia di pubbliche che di private: queste ultime, tuttavia, sono accessibili solo a chi ha un reddito elevato e, chiaramente,  il loro costo  varia a seconda di diversi fattori di rischio (età, ma anche il sesso, eventuali malattie croniche eccetera).

In Italia invece, come noto, in attuazione del precetto costituzionale che sancisce il diritto alla salute di tutti gli individui, vige un sistema sanitario pubblico di carattere universale, finanziato dallo Stato stesso attraverso la fiscalità generale e le entrate dirette, percepite dalle aziende sanitarie locali attraverso ticket sanitari (quote con cui l’assistito contribuisce alle spese) e prestazioni a pagamento.

Nello Giannantonio

(addetto stampa)

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Infermieri in Germania: dai falsi miti al valore di concorso pubblico dei colloqui organizzati in Italia

L’enfasi che solitamente si dà alla cura basica del paziente (igiene personale, mobilità ed alimentazione) cui sarebbe destinato l’infermiere nelle strutture sanitarie tedesche rispetto all’Italia rappresenta spesso un “falso mito” e va letta alla luce del più generale funzionamento del sistema sanitario della Germania. Un paese, innanzitutto, dove non esiste la figura dell’operatore socio-sanitario (figura tecnica del nostro comparto di sanità pubblica di supporto infermieristico nell’assistenza di base del paziente) se non in alcuni servizi domiciliari. Un paese dove non è previsto né un corso di laurea in scienze infermieristiche né un apposito albo professionale e dove gli ospedali, sia pubblici che privati, funzionano e ricercano personale infermieristico anche in Italia (riconoscendo la professionalità dei nostri laureati) prevedendo, tuttavia, due step per il pieno inserimento lavorativo.

Durante il primo periodo di lavoro e parallelo studio in Germania, in attesa che l’infermiere straniero consegua un livello di lingua tedesco B2 (ma sono gli stessi ospedali a finanziare i corsi), può verificarsi l’apparente “declassamento” con destinazione alla cura basica del paziente; dopo il buon esito del corso di lingua ed il riconoscimento del titolo di studio posseduto, però, l’infermiere passa alle funzioni lavorative generalmente equiparabili a quelle di un infermiere italiano e vede anche scattare la sua retribuzione mensile da un lordo di circa 2100,00 mila euro ad un lordo di 2.650 euro. E le condizioni lavorative regolate da appositi accordi statali (salario base, supplementi salariali, ferie, orario di lavoro settimanale e turni) sono rigorosamente osservate da ogni spedale.

E se in Italia è alto il tasso di disoccupazione tra i laureeati in Scienze infermieristiche, in Germania la richiesta di queste figure è continua. Con una specifica non di poco conto: le selezioni di infermieri che le strutture pubbliche tedesche effettuano in Italia (e che la nostra azienda “Germitalia” periodicamente organizza) equivalgono a dei veri e propri concorsi pubblici. In Germania, infatti, anche le strutture sanitarie pubbliche hanno autonomia nelle assunzioni: quando c’è bisogno di nuove risorse, la normativa prevede solamente un primo avviso destinato ai disoccupati locali, dopodiché, se non vengono selezionate le risorse che occorrono, si può procedere anche in altri paesi europei alla selezione diretta di infermieri alla stregua di un vero e proprio concorso pubblico con in palio una assunzione a tempo indeterminato.

Nello Giannantonio

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L’allarme della levatrice tedesca: “Niente sesso a Pasqua e dintorni…”

A Pasqua non fate sesso. O, se lo fate, state attenti. Se concepite un figlio nei prossimi giorni nascerà durante le feste di Natale e rischiate di trovarvi nei guai”. L’allarme che ha suscitato critiche e polemiche lo ha lanciato nei giorni scorsi Christine Niersmann, una levatrice tedesca, come riportato dal quotidiano “ItaliaOggi“.

Secondo la levatrice, il nascituro rischierebbe di venire alla luce nel pieno delle festività natalizie o, peggio ancora, nella notte di San Silvestro, quando tante sue colleghe e medici saranno in vacanza ed è prevedibile che non vogliano sacrificare il Natale o il Capodanno. Il suggerimento della levatrice tedesca, piuttosto, è quello di concepire un figlio durante la Pentecoste, il Ferragosto tedesco o a metà maggio, per essere certi di un’assistenza garantita al momento del parto.

Per di più, quella della levatrice è una professione che praticano sempre meno donne ormai e quelle che hanno deciso di continuare sono costrette a fare straordinari, senza pausa, sacrificando spesso i week-end (ecco perché difficilmente rinuncerebbero poi alle festività natalizie). Inoltre, è un lavoro che sarebbe retribuito non adeguatamente, secondo quanto riferisce Christine Niersmann: eppure una levatrice con contratto a tempo indeterminato in un ospedale tedesco guadagna comunque 2.732,00 euro lordi, che equivalgono a circa 1.600,00 euro netti al mese.

In Germania, intanto, aumenta di fatto il ricorso al parto cesareo (31,8%): si evitano complicazioni, si può programmare la nascita e, perché no, “non nelle feste natalizie”, insiste la Niersmann...

Nello Giannantonio

addetto stampa

 

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